Il calice di Enrico VIII a Levanto

Il calice di Enrico VIII a Levanto

Qualche giorno fa, nel corse dell’invasione digitale, abbiamo potuto ammirare il calice di Enrico VIII a Levanto!

Nella storia di Levanto, tra i molti nomi ormai dimenticati, si incontrano quelli di due personaggi famosi: Enrico VIII, re di Inghilterra dal 1509 al 1547 e Gioacchino Da Passano, esponente di spicco della nobile famiglia levantese, vissuto tra il 1465 e il 1551.

Se il primo è noto per aver avviato in Inghilterra la Riforma Anglicana, oltre che per le sue sette mogli che non fecero tutte una buona fine, il secondo per i più è un illustre sconosciuto. Eppure ai suoi tempi fu un personaggio famoso ed influente.

Egli infatti spese la sua vita al servizio della Repubblica di Genova, per conto della quale ricoprì incarichi di grande prestigio. Fu inoltre legato pontificio presso la corte di Francia e quindi ambasciatore in Inghilterra. Alla sua morte, volle per testamento che una notevole parte del suo cospicuo patrimonio fosse destinata alla Comunità di Levanto. Il lascito però non avvenne per forte opposizione della famiglia.

I nomi di questi due personaggi sono legati da una leggenda. Al tempo di cui Gioacchino era ambasciatore della Repubblica di Genova in Inghilterra, avrebbe vinto una partita a scacchi con Enrico VIII. Come premio questi gli avrebbe dato in dono un preziosissimo calice, donato a sua volta alla chiesa di Sant’Andrea di Levanto, dove è tutt’ora custodito.

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Il calice di Enrico VIII

Il mirabile oggetto, in argento fuso e cesellato, è opera finissima di argenteria parigina datata 1532/33. Presenta una base a dodici grandi lobi con all’interno altrettante figure in smalto colorato che raffigurano profeti e personaggi dell’Antico Testamento, ognuno dei quali è identificato da un piccolo cartiglio recante il nome (Isaia, Geremia, Aggeo, Abacuc, Gioele, Michea, Naum, Osea, Giona, Giacobbe, Mosè e Davide).

Il fusto ha un’impugnatura ovoidale in cui sono incastonate dodici placchette incise raffiguranti i dodici apostoli, mentre l’esterno della coppa è ornato da foglie alterne di alloro e di acanto.

Il prezioso calice, nella sua ideazione e struttura, ha un evidente significato simbolico: dai padri dell’Antico Testamento derivano  gli apostoli che culminano con la figura di cristo, dal quale durante la messa nella coppa del calice si compie l’estremo sacrificio.

Naturalmente non è oggi possibile verificare se la leggenda della partita a scacchi tra Enrico VIII e Gioacchino Da Passano sia attendibile o meno, anche per il fatto che essa è documentata a partire da tempi relativamente recenti. Sicuramente si tratta però di un calice di fattura non comune che, anche se non appartenne al re d’Inghilterra, era stato certamente proprietà di un alto dignitario o prelato della chiesa cattolica.

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